TESTO CRITICO DI
M.Grazia Recanati

 

L'UOMO DI "POESIA" E' L'UOMO RIVESTITO DI CRISTO

(Giacomo Linari)  

    Ho conosciuto Giacomo Linari dai racconti del figlio Fabio, che risalgono agli ultimi tempi del pittore spezzino, e che hanno attraversato con struggente nostalgia, i giorni della sua malattia e della sua morte. Da un paio d'anni sono abituata a lasciare che la conversazione tra Fabio, Alberta e me scivoli, con serenitÓ e dolcezza, sull'uomo che fu Giacomo Linari, osservando le sue marine, i suoi bozzetti, i suoi volti di Cristo quotidianamente disegnati tracciando un'identitÓ assoluta e preziosa fra la pittura, la meditazione e la preghiera; sono abituata a vedere, in casa di Fabio, gli ultimi arrivi dalla dimora di La Spezia, che mi dicono letteralmente gremita di ricordi, di taccuini d'appunti, di libri ed oggetti, delle testimonianze pi¨ eloquenti, utili insomma a ricostruire tutta una vita. Sono abituata a veder giungere i piccoli dipinti di Giacomo Linari come fossero appena usciti, ancor oggi, dalle mani del loro autore; ed in realtÓ Ŕ cosý, per la memoria fortissima di sÚ e del suo pensiero che l'artista riesce a tener viva in chi l'ha conosciuto ed amato.

   Ci˛ che Fabio mi ha chiesto, scrivere qualche riflessione sull'opera sacra del padre, aiutandomi con la lettura dei suoi appunti, che riempiono direi amorevolmente, in grafia minuta e regolare, non solo i quaderni, ma anche i libri pi¨ cari, non Ŕ compito facile, e non solo perchÚ io non ho avuto l'occasione di avvicinare direttamente Giacomo Linari e di parlare con lui di questo tema delicato (mi domando quanto avrei tratto da una natura che mi descrivono schiva, aliena da qualsiasi retorica e propaganda), ma perchÚ l'approccio di Giacomo Linari al problema religioso (e usiamo questo termine pi¨ profondo, che meglio si accorda alla natura mistica del nostro artista) Ŕ stato, quasi sempre, interiore e privatissimo, intimamente conpenetrato con la sua vita pi¨ personale e segreta, nutrita di letture spesso molto colte e raffinate; un approccio, soprattutto, indissolubilmente intrecciato con la materia e con il fare, con le "icone" di un quotidiano immaginario: i volti umani che Linari incontrava e che talora si assimilano all'ossessione del Cristo sindonico dipinto ogni giorno; i luoghi dei suoi passi scanditi su itinerari giornalieri e familiari; infine il mare, il suo moto perpetuo e la sua luce.

   Il rapporto di Giacomo Linari con il tema della fede esce quindi dal problema, spinoso e pi¨ vasto, dell'arte sacra, della committenza, del pubblico, del rinnovamento iconografico, della proposta pi¨ latamente culturale, per diventare pi¨ sublime e sottile, molto pi¨ libero, anche, di legarsi al passato di una Tradizione venerata con assoluta umiltÓ. Tale Tradizione si rifÓ viva continuamente nell'uomo e attraverso di lui nella storia, senza che l'uomo arrivi nemmeno a concepire di essere altro se non uno strumento al rivelarsi del Mistero.

   "Io piango sulla mia miseria allorchÚ vedo la mia vita in balýa delle ore inutili; ma quando la vedo nelle Tue mani, mi appare tanto preziosa, che non voglio dissiparla tra le ombre". Questa frase di Rabindranath Tagore, accompagnata dall'immagine di una barca vuota, che lenta scivola sulle onde illuminate dal sole, era tra gli appunti e i libri di Giacomo Linari affidatimi dal figlio. Non riesco ad esprimere il disagio che ho provato nel "frugare" tra i pensieri di un uomo, il disagio e l'attrazione, come andassi verso una fonte fresca e benefica. Ma forse tutto questo Ŕ necessario, e non solo per Linari, per restituire qualcosa in pi¨ della fisionomia artistica e umana; forse diventa necessario per noi, posti comunque, e attraverso la preghiera di quest'uomo, davanti all'enigma che sostanzia la nostra natura. La barca Ŕ abbandonata o in attesa? Va verso la deriva o verso il porto? E il balugýnio della luce significa meglio alba o tramonto?.

   Apro il libro che ho scelto come filo conduttore di queste riflessioni, Teologia della bellezza di Pavel Nikolaevic Evdokýmov, uno dei volumi pi¨ intensi e importanti che siano stati scritti sull'arte dell'icona. Non a caso affrontiamo il nostro discorso partendo dalla pittura sacra russa: il soggiorno compiuto forzatamente da Giacomo Linari in Russia, in tempo di guerra, e la sua traumatica esperienza della morte, significarono anche la conoscenza diretta della spiritualitÓ ortodossa e dell'importanza attribuita all'immagine quale veicolo alla percezione della reale Presenza divina. Quasi ogni pagina del volume Ŕ vergata da parole e sottolineature, a cominciare dalla famosa frase di Dostoevskij, che Evdokýmov fece sua: "La bellezza salverÓ il mondo". Ed Ŕ giÓ possibile intravedere il filo di una meditazione sull'arte povera dell'icona, sulla figura della Vergine, altro tema frequentato con profondo sentire da Giacomo Linari, ma soprattutto sulla presenza dell'Invisibile, che si coniuga, nei molti appunti del pittore, con il mistero dell'Incarnazione, del Dio fatto uomo, del Suo essere fra noi, Emmanuele.

   Tra i fogli di appunti le osservazioni relative all'Eucarestia non si contano, brandelli di pensiero in bilico tra la preghiera, la meditazione logico-filosofica stimolata dalle letture, e la contemplazione estetica, venata dalla naturale propensione a tradurre in immagini il pi¨ profondo sentire interiore. Lo svolgersi del pensiero talora si astrae al punto da mateliarizzarsi in un grafico, in linee di forza, o in assi cartesiani che miniaturizzano una puntiforme osservazione del cosmo; e i quaderni non hanno quasi tempo o spazio, essendo stati ripresi dal pittore a distanza anche di molti anni, in forma asistematica e frammentaria, ma con una lucida coerenza, che ruota sempre attorno allo stesso punto: il Cristo, segno di Dio, simbolo, cibo, volto dell'Eterno, tramite, mistero.

   Un'analisi puntuale dei libri trovati sulla scrivania di Giacomo Linari (molti di mistica russa, e poi Solave'v, Jean Guitton, Kierkegaard, Maritain, Peguy), potrebbe giÓ delineare l'intimo sforzo di sintesi con la profonditÓ del pensiero orientale europeo, potrebbe sottrarre inoltre il profilo del pittore all'ipoteca di uno sterile e compiaciuto devozionalismo: Linari appare in realtÓ studioso attento della filosofia e del pensiero della Chiesa Cattolica, attento osservatore dei passi che la Chiesa ha compiuto nel nostro secolo per esplicare la sua vocazione al dialogo con il mondo e con la storia; ma letteralmente rapito appare l'uomo, nella sua intima natura di artista, e di artista dell'immagine, dalla potenza evocativa visuale del pensiero ortodosso. "Il Vangelo dello Spirito Santo Ŕ visivo, contemplativo": continuando in questa nostra spigolatura troviamo la frase di Evdokýmov ritrascritta dall'artista, come a volerla meglio imprimere nello sguardo e nella memoria. Lo Spirito Santo che attraversa l'azione umana, simulacro di quella divina nel tracciare l'Icona dellessere. L'armonia delle veritÓ divine Ŕ personalizzata in Cristo, creduto ma anche veduto e contemplato, si legge pi¨ oltre nel testo di Evdokýmov, e la sottolineatura Ŕ d'obbligo, quasi questa fosse spiegazione diretta all'esercizio meditativo che Linari pratic˛ per anni sul Sacro Volto, "Non v'Ŕ e non pu˛ esservi niente di pi¨ bello e di pi¨ perfetto che il Cristo", ancora in Evdokýmov, recuperando un pensiero di Dostoevskij, entusiasticamente rilevato dal nostro lettore. Ed Ŕ qui che estetica ed etica si saldano, Bellezza e VeritÓ si identificano, nel Cristo, "luogo" supremo di congiunzione fra Divino e Umano.

   L'approccio non Ŕ mai logico, ma analogico, al centro Ŕ posto lo spessore simbolico dell'immagine sacra, del suo senso etimologico di "symballein", unire, opposto a "diaballein", l'azione del Divisore. "...il simbolo, nello spirito dei Padri della Chiesa e secondo la tradizione liturgica, contiene la presenza di ci˛ che simbolizza", scrive pi¨ oltre Evdokýmov. Il Cristo Ŕ icona di Dio, "l'umano Ŕ affermato nella sua funzione iconografica: immagine dell'invisibile."

   Nella "teologia della visione", diciannove icone scelte da Evdokýmov e commentate, entrano con pi¨ dirompenza nella riflessione di Giacomo Linari quelle della TrinitÓ e della Theotokos, la Madre di Dio. "...noi ci sentiamo negli 'spazi del cuore' della Vergine", Ŕ frase che, sottolineando la vicinanza materna di Maria, Linari fa sua pi¨ di qualunque altra, e la luce emanante da questa figura di Donna Ŕ tema che, per la sua frequenza, negli scritti e nelle meditazioni del pittore, Ŕ secondo solo al mistero dell'Incarnazione e della Grande UnitÓ dei viventi con il loro Dio.

   Ma c'Ŕ un ultimo argomento che si trova affrontato con notevole calore negli scritti di Linari, ed Ŕ quello della presenza angelica nella nostra vita. A commento della "veglia incessante" che l'angelo custode rivela nella sua tenerezza verso il pastore nell'icona della NativitÓ, Evdokýmov scrive: "Nelle ore di silenzio possiamo indovinare la sua presenza, ascoltare la sua voce, quella voce che nel Regno ci sembrerÓ come la pi¨ familiare, la pi¨ nota, quasi la nostra..." "Gli angeli sono con noi: in noi", appunta il nostro lettore, richiamandoci ad una visione concreta, affettiva, tangibile della Fede, una visione che dall'immagine si trasferisce nel sentire, in rapporto con gli altri, con la Natura, con l'amicizia che Dio ha voluto riscrivere come capitolo nuovo nell'Alleanza del Cristo, un'amicizia coinvolgente l'angelica protezione che ci accompagna nel passaggio dell'esistenza terrena.

Maria Grazia Recanati

gennaio 1995

 

HOME