REGESTO

Non si può procedere alla biografia di un'esistenza votata a scoprire e diffondere i più genuini contenuti dell'arte. Se ne può solo ripercorrere i momenti più significativi.

Giacomo Linari nasce a La Spezia nel 1912. Dopo gli studi umanistici e il Liceo Artistico a Firenze, influenzato da Felice Carena, entra in contatto con la scuola di scultura di Angiolo Del Santo a La Spezia. Nella città ligure comincia ad esplicarsi, negli anni trenta, la sua attività grafica e pittorica.

Ad accelerare l'evolvere della sua personalità artistica concorrono Antonio Discovolo e Luigi Agretti: hanno così inizio le esposizioni di Lucca, Viareggio, Pontremoli, Levanto e Napoli, tutte apprezzate e premiate.

Linari ha una concezione alta dell'arte: la concepisce come il più alto riferimento alla grandezza dell'uomo, fondamentale strumento per conoscere se stessi; per incontrare, a volte, Dio nel volto dell'uomo.

Queste concezioni e questa fede sorreggono e fortificano l'artista nel momento più terribile: quello della guerra, combattuta sul fronte russo.

Nel dopoguerra diviene validissimo collaboratore del direttore del Museo Civico di La Spezia: ne consegue una straordinaria produzione di incisioni e xilografie, pubblicate poi sul "Giornale Storico della Liguria". Allo stesso tempo l'attività espositiva diviene intensa e l'artista vince il Premio Comunale di Genova su tema sacro.

Se vero artista è colui che l'arte non solo scopre, ma anche propaga, rivela e diffonde, allora Linari è l'artista nel senso più compiuto del termine. A testimonianza di ciò ricordiamo la sua lunga attività di docente, insegnamento che si caratterizzava per gli originali percorsi didattici, per l'invito rivolto ad ogni allievo affinché il disegno, la pittura fossero avvicinati con amore, con passione.

Con passione. Nello svolgimento del suo lavoro, in cattedra, come davanti alla tavolozza, Linari può essere definito "appassionato". E appassionata, sempre, è stata la sua lunga meditazione in compagnia degli "eroi del pensiero", da Kierkgaard a Dostojevskij.

Entrando nella casa si coglieva subito l'essenza di una vita eretta sui pilastri dell'arte e della filosofia: dalle opere sugli scaffali a quelle sul cavalletto emergeva quella profonda spiritualità, quel sentimento dell'esistenza mai appiattito sul presente, sul puro fenomeno. La pittura di Linari va sempre "oltre": sia quando l'artista riprende innummerevoli volte il volto del Cristo, sia quando, da autentico paesaggista, esplica nelle "marine" straordinarie capacità compositive, tecniche e tonali. Forse, proprio nell'affrontare il mare, uno dei temi assoluti per eccellenza, Linari si è sentito veramente appagato, ha sentito totalmente dispiegata la sua personalità pittorica.

Anche negli ultimi anni della sua vita, l'artista, pur colpito da una grave malattia, ha operato con grandissima intensità e vigore, soprattutto nell'ambito del tema sacro: fino agli ultimi giorni ha voluto "scolpire" il suo pensiero sull'esistenza.

La pittura come rivelazione del nostro essere.

 

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