PRESENTAZIONE DI Beppe Agosti
Critico d'arte

Omaggio a New York
(Fabio Maria Linari e l'inconscio dell'artista)

Spremere ulteriormente il limone dell'11 settembre è compito arduo e degno del più spietato agente del fisco. Raffigurare le Torri Gemelle è ormai una follia che può essere superata soltanto dal candore di un bambino, oppure da un artista che seguendo gli impulsi inconsci della sua sensibilità, l'abbia avuto come approdo obbligatorio e cosciente, come la fine delle sue ossessioni e l'ultima tappa di un percorso partito da lontano. Credo che Fabio Maria Linari sia uno dei pochi pittori che in questi ultimi anni abbia ossessivamente dipinto i grattacieli di New York (con le due Torri sempre presenti) e i grandi aerei di linea che decollano o atterrano in quel luoghi ancora misteriosi e metafisici che sono gli aeroporti. A lui dunque la piena licenza di raffigurare la terribile icona delle Torri Gemelle, "assunte in cielo", tolte da questa terra con un gesto che ha dato fondo agli aggettivi più eclatanti del vocabolario (Stockhausen l'ha addirittura inserito, entusiasticamente, fra le più grandi opere d'arte); a lui il coraggio, l'impudenza santa e la misericordia di riproporre sulla tela il fotogramma dell'aereo che sta per schiantarsi contro la seconda Torre. Infinito è il repertorio che si pone dinanzi al desiderio di raffigurare: tutte le cose visibili e invisibili: nel presente, nel passato e nel futuro. La scelta dei soggetti contraddistingue già l'artista. Col senno di poi, la Storia dell'Arte ci fa capire che le vicende private e intime degli artisti e dei poeti hanno delle profonde connessioni con i "grandi" avvenimenti del contesto mondiale, e in qualche modo, si può dire, li anticipano. La coincidenza ammantata di orrore del percorso artistico di Linari con il finale tragico di Manhattan, non vorrebbe provare niente, ma fa per lo meno riflettere e stabilisce un dato di fatto inoppugnabile e in ogni caso già canonizzato per limitarci a un solo nome, da Proust: che la sensibilità degli artisti precorre i tempi, e prestare loro più attenzione potrebbe rivelarsi, paradossalmente, alquanto utile oltre che soddisfacente dal punto di vista estetico. Fabio Maria Linari è stato costretto a una collisione dei suoi due temi preferiti; ha accettato questa violenza e dall'impatto è scaturita una bellezza terribile: la bellezza di un simbolo nato dai fumi dei corpi vaporizzati e da un futuro di morte che potrà essere esorcizzato soltanto da una potentissima e universale proiezione artistica.

Beppe Agosti

Bergamo 11 novembre 2001