Alcune critiche per completare
la conoscenza dell’artista

Josè Leva scrisse un breve articolo sul "Rocciamelone " del marzo 1975:

" ….Maestro nel disegno e nel colore, l’artista produce opere che appagano l’occhio del profano e sono una perenne finestra aperta sulla natura. Le sue creazioni hanno ottenuto ovunque un lusinghiero successo di critica, di vendita e di pubblico."

prof. G.G. Massara dice:

" ….Ritornato in Italia dopo aver soggiornato in altri continenti, l’Alitta traduce i paesaggi delle valli piemontesi con netti accenti di colore, contrastando cieli violacei e quinte di spogli rami, oppure costruendo casolari profilati contro luminosi prati variati nelle tonalità dei verdi.

Talvolta i colori paiono irreali, forse perché in lui è rimasta la memoria dei tramonti accesi dell’Argentina oppure delle giornate vissute in terra d’Africa: Alitta trasfigura così la scena mediante violenti contrasti cromatici che si placano nell’immensità del cielo."

Giuseppe Nasillo scrive su "Borsa d’Arte" nel gennaio 1976:

" Le sue composizioni s’ispirano con felice vena al paesaggio, contribuendo a dare un tono di riposante atmosfera a chi le osserva. C’è, anzi, nelle opere d’Alitta una ventata di freschezza e di libertà da ogni formalismo pignolo che le rende pagine d’ampio e distensivo respiro."

 

Giuseppe Marchisa, al seguito di una mini-mostra, scrive:

" Paesaggista con un notevole bagaglio d’esperienza artistica, presenta una scelta di paesaggi di piccolo formato, d’esecuzione pregevole, in cui si compiacciono i colori tipici del suo mondo espressivo. Un paesaggio reale tradotto con applicazione e sentimento che questa produzione non smentisce."

 

Per la "personale" nel Comune di Val della Torre (TO) si legge sulla locandina edita dal Comune si legge:

Oscar Alitta: poeta della natura

Oscar Alitta ha girato mezzo mondo, dal natio Piemonte, all’Argentina, all’Africa; non sarebbe difficile definirlo un bohemien ed egli stesso, che ora ha fissato la sua dimora all’imbocco della Valle di Susa, si dice pronto a riprendere il sacco, perché la terra gli scotta sotto i piedi. Noi diremo di no, che bohemien non è, che il desiderio di girare il mondo gli venga per necessità di conoscere gente, situazioni, realtà diverse: per lui la realtà è una sola, la natura. Si tratti della Val di Susa dove i prati hanno tonalità tenuissime di verde, dove i monti al crepuscolo, sono pregni di violetto che sembra affiorare come una linfa dalle vene delle rocce, dove gli alberi sono sempre altissimi, tendenti verso il cielo, sia si tratti delle sterminate pampas argentine con le stoppie bruciate dal solleone, dove all’idea di libertà può subentrare soltanto l’idea di paura, sia si tratti degli altipiani pietrosi del Kenya, dove sole e cielo sono così vicini da poterli sfiorare con la mano.

Chiedi se è vero che in Africa i cieli sono limpidissimi, ti risponderà che lo sono altrettanto qui: la limpidezza è più una virtù di chi guarda che non una proprietà di questo o di quel cielo. Indubbiamente ha nostalgia dell’Argentina, lo dicono chiaramente i molti ricordi portati di laggiù ed alcuni dipinti con i ranchos. E’ stata una parentesi della sua vita vissuta con intensità e per questo la nostalgia è più viva; è là che ha conosciuto Josè Malanca, che le ha insegnato ad usare i colori che ora sono i suoi colori: carminio, blu e giallo. Usa il bianco nell’impasto, ma l’immensa gamma di tonalità la sa creare con questi tre soli colori.

Ora Alitta, ogni giorno, con i suoi attrezzi, va alla ricerca di un’alba o di un crepuscolo: la sua scelta cade soprattutto sui boschi e li immerge tra il giallo e il violetto, e le sue nubi, quando ci sono, non sono per niente cattive, non portano tempesta, ma saggezza. Gli alberi sono per il nostro artista simbolo di vita, d’ottimismo e li disegna altissimi, snelli, quasi come un collegamento tra la terra e il cielo. La natura, agli occhi dell’artista, è così bella da ricreare la favola-realtà del Paradiso terrestre. La neve non piace soltanto ai bambini, ma anche agli artisti e Oscar Alitta sa ricrearla con i suoi tocchi d’azzurro e di carminio sui prati candidi, ritraendone un paesaggio di sogno. Egli vuole veramente ripartire, oppure il suo è un modo di dire, un’affermazione velleitaria?

E’ vero che non gli dispiacciono le Langhe, soprattutto per i gialli ed i rossi dei pampini, a fine ottobre, che costituiscono per gli occhi dell’artista un boccone prelibato; ed allora spesso egli corre a La Morra, a Barolo, a Verduno, per compiere il suo "furto" quotidiano e colloquiare con una natura che è sempre diversa e sempre la stessa. Le sue sono soltanto impressioni epidermiche, oppure sono qualcosa di più?

Noi affermeremo che Alitta sa creare veramente per il lettore, un’atmosfera di pace, di serenità, una limpidezza che soltanto chi la possiede può comunicarla al suo prossimo; ecco perché i suoi dipinti sono qualcosa di più che il frutto di un’impressione: sono lo specchio della natura, ricreata dall’artista nel suo ingenuo candore, nella sua onestà profonda d’uomo. E’ logico che ne nasca una comunicativa, un pensiero d’amicizia, una fonte di bontà.

Ha visto sorgere da pianure immense picchi altissimi, acuminati; si potrebbe affermare che ha abbandonato il suo grande amore per creare paesaggi surreali, come "l’isola nello spazio" (definito dall’Alitta il suo autoritratto psichico).

Noi affermeremo che è sempre la natura a trionfare. Nei suoi lunghi viaggi egli ha visto veramente paesaggi di questo genere.

Questa scorribanda surrealista, che conferma il suo grande amore per la natura e sempre canta un inno alla gioia, alle cose limpide e pure che sgorgano dal suo animo. L’alba e il tramonto, hanno nel corso dei secoli ispirato i poeti e pittori ed in particolare il nostro "poeta della natura".

 

Torino, 5 gennaio 1976 A. Spinardi

 

Ottobre 1979, la presentazione alla Personale "L’uomo ieri, oggi e domani" a cura della prof.ssa M.E. Didone:

 

Il presente ciclo pittorico d’O. Alitta, che segue il paesaggistico e quello spaziale SurFanta, potrebbe essere definito: "CICLO DELLA LEGGE NECESSARIA DELLE COSE" o "DETERMINISMO ESCATOLOGICO".

Alitta possiede una straordinaria maestria tecnica nel tradurre pittoricamente degli stati d’animo, e attraverso i dosaggi cromatici fantastici e fantastici ed irreali, nei cieli sconfinati, le figure impersonali, quasi ruoli fissati da sempre ricercano spaurite nel buio alternando la paura alla gioia ansiosa di una luce qualsiasi.

Gli stati d’animo s’iterano in panoramiche dalle infinite sequenze possibili, eppure già determinate e contate fino all’ultima del divenire della vita.

Il messaggio che l’artista comunica sfugge ai consueti codici di comunicazione presenti nella sua produzione pittorica precedente, qui egli adotta canali che sono da ricercarsi nell’inconscio.

Per fruire esteticamente questo ciclo pittorico, per poter, per così dire, mettersi sulla lunghezza d’onda del pittore, occorre recepire il "patos" che l’artista stesso sentiva di fronte alle sfere provenienti "ab eterno" dall’infinito, o semi nascoste fra le nubi ciascuna delle quali è un punto interrogativo, è un’incognita angosciosa, una vera e propria sfida permanente per l’essere provvisto di razionalità.

La panoramica del divenire rimane così racchiusa sotto un’angolatura determinata dove la visione soggettiva, svela tali valori quali entità dinamiche che fanno sobbalzare l’essere fra il grande e il piccolo, fra il passato e il presente, fra lo spazio e il tempo, fra l’eterno e il divenire: un’umanità incessantemente e passivamente assorbita in uno spazio senza limiti, osservatrice disincantata dalla legge necessaria delle cose.

Giuseppe Marchisa nel novembre 1979, scriveva:

"Questa mostra dell’artista rivolese ma un po' cosmopolita, non brevi furono i suoi soggiorni in Sud America e in Africa, segna un giro di boa del suo itinerario artistico. Infatti, qui ci pare che O. Alitta abbia dato l’addio definitivo al paesaggio tradizionale che un tempo gli fu caro, ma in cui non erano infrequenti certi momenti irreali che, visti dopo, potevano apparire propedeutici d’approdi diversi. Ed è ora quest’esposizione che spiega quanto conturbava l’animo di un autore che avvertiva la necessità di un intervento più attivo, più immediatamente partecipe di una situazione umano-sociale sempre più tesa a chiudersi in se stessa che mille paventi la comprimono.

Le attuali raffigurazioni d’Alitta vogliono essere un invito più che un monito; non catastrofico sembra, da queste opere, essere il pensiero del nostro, bensì in quel quanto d’escatologico che può in prima lettura ravvisarsi in loro, è una lieve tirata d’orecchi, bonaria, intimamente non paventata che tanta fiducia si ha ancora nell’uomo.

E su quell’isola vagante nell’etere gli uomini si rifugiano, ma direi più si accostano per invitare altri uomini, tutti gli uomini a dimenticare il passato che è ancora presente, a formare una società nuova, così semplicemente, con fratellanza e senza traumi"

Aldo Albani nel gennaio 1980 scrive su "PAN ARTE" (mensile di cultura):

"La più recente invenzione pittorica d’O. Alitta, profonda di significazione psicologica e difficilmente circoscrivibile nel marginale, investe il fuoco di tutto un iter conosciuto, ricco di cognizione artistica, concettuale per ispirazione premonitrice.

Da quella che fu nel tempo trascorso, la metodologia figurale già sin d’allora scelta, Alitta perviene, infatti, ad una naturale palingenesi, indubbiamente protesa e connessa alle finalità della pura ricerca analitica; donde l’introspezione reattiva ed il potenziale umano dell’impaginatura espressiva, sorreggono e vivificano l’onnipresenza della luce cromatica, equamente e realisticamente distesa con tagliente partitura.

Dosando l’istintivo furore, Alitta ribalta la presenza del metafisico: ed ecco il mistero dell’istanza totale che si ricongiunge in aperto spazialismo, all’anelito assoluto di libertà.

La formulazione intellettiva, generata dalle ascese cromatiche e resa pulsante dalle geometriche temporali così guadagna l’atavico, a misura ottimale, nel contesto idealistico della vita stessa"

Gian Giorgio Massara, nel marzo 2000:

"Riceviamo da Londra una lettera e delle fotografie d’Oscar Alitta, pittore del quale c’eravamo criticamente occupati oltre trent’anni or sono.

Da un discorso squisitamente figurativo con alberi e campi d’un giallo solare, cieli intensamente azzurri percorsi da striature, Alitta è approdato ad una sorta di pittura surreale, con presenze umane poste in cima a geometrie blu, fra nuvole, in atto di volare, di impugnare una illusiva mazza, di volteggiare oltre le nuvole in un groviglio di sfere colorate che s’intitolano "Dubbiosa uscita".

Ma l’ultimo dipinto (acrilico) d’Oscar Alitta (1999) s’intitola "Sgocciolante cultura: un espandersi nello spazio di volumi colorati dalle cui copertine il colore "sgocciola" come se i contenuti dell’opera si stessero liquefacendo.

Che cosa inventerà Alitta per il Duemila? Un sogno certo – tale è il suo temperamento – fatto di cieli azzurri, di figure irreali, di paesaggi sublimati nei quali sarebbe bello potersi rifugiare.

Dopo i successi ottenuti in Inghilterra – ormai sua patria adottiva – attendiamo dunque di rivedere Alitta nelle gallerie d’Arte del Piemonte dove lo attende il suo "critico amico"

Stefano Torre, pittore, critico, scrive, a luglio 2000 per la presentazione della Personale nella 218ac (galleria virtuale):

Certo Oscar Alitta già dalla biografia appare una persona non comune: tanto i suoi viaggi mai fini a se stessi, quanto le sue frequentazioni d’uomini d'arte e di cultura palesano l'anelito alla scoperta di scenari nuovi, il desiderio di non fermare mai la propria crescita artistica e culturale e con lei migliorare la propria capacità di leggere ed interpretare le cose della vita e del mondo.

Tutto ciò, oltre ad indiscutibili capacità tecniche, fanno d’Oscar Alitta un Maestro d'Arte di spessore planetario.

La 218ac propone una sua mostra personale con opere recenti, surrealiste dai colori forti e contrastati. Una serie di lavori che trae origine da un'idea e da una produzione del 1979; allora 34 tele, che il maestro presentò a Rivoli in una personale, furono vendute in soli quattro giorni, seguirono anni d’elaborazione, di ponderazione e di crescita durante la quale furono studiati e realizzati i bozzetti di quelle tele che solo di recente Oscar Alitta ha dipinto, e sono solo una parte di quelle studiate.

Tele psicoirreali, assurde nella realtà del disegno, eppure capaci di trasmettere con immediatezza disarmante il loro messaggio che è  poi la natura dell'uomo, il suo dibattersi prigioniero nella sottile linea di confine tra la terra ed il cielo, il suo anelito di libertà, di spazio. Non a caso è proprio la figura umana al centro dei quadri di questa serie, una figura però stilizzata, ridotta di dimensioni, monocroma. Il maestro par viceversa dedicare la propria attenzione soprattutto allo sfondo, allo scenario in cui si svolge l'azione, al cielo, dipinto con certosina minuziosità quasi a voler esasperare il contrasto tra la realtà ed il sogno, tra l'essere e l'anelare, tra l'immanente fatica d'esistere e la leggerezza trascendente dell'uomo che ha superato la barriera tra la terra ed il cielo, che ha imparato a misurare la propria distanza dalle stelle, ed è diventato abitatore del cosmo, dei suoi infiniti spazi e silenzi, ma non ha perso la consapevolezza di se e della propria natura.

E' sistematico e particolare in questi lavori, l'ingresso della luce dall'angolo alto sinistro e che par sul punto di inondare la tela nello stesso modo in cui il sole sorgente invade la notte. E' luce calda, rassicurante, che par essere percepibile non solo con la vista, ma come una vera e propria corrente che avvolge il corpo, dalla sensazione tattile d'un abbraccio. E' la luce d'un astro fuori campo ed è la sua voce, la voce del cosmo che racconta all'uomo la sua natura.

E proprio la luce è il punto d'arrivo dell'elaborazione che Alitta ci propone sulla nostra natura, un traguardo non certo gratuito ma conseguente allo sforzo: l'uomo può vedere la luce perché nella sua natura c'è la necessità di farlo, ed è questo che anima la perenne ricerca di quel che molti chiamano trascendenza, qualcosa di mistico che, senza scomodare la religione, e forse proprio per questo, possa rappresentare e a dar senso alla nostra vita.

 

Molti altri critici, inglesi, statunitensi e sud-americani, hanno descritto questo artista.

Vi ringraziamo per aver conosciuto l’Alitta attraverso questa Cronografia. Saremmo lieti se vorreste inviare i vostri giudizi ad oscar.alitta@ntlworld.com in diretto contatto con l’artista.