Giorgio De Chirico e il mito di Arianna

Giorgio de Chirico, La statua silenziosa, 1913
Dusseldorf, Kunstammlung Nordhein-Westfalen

Estorick Collection of modern italian art
39a Canonbury Square
LONDRA
Tel.: 0044 20 77049522
Orario: 11-18 D 12-17, chiuso L Ma
22 gennaio-13 aprile


La mostra Giorgio de Chirico and the Myth of Ariadne nasce da un progetto del Museo d'arte di Philadelphia, dove è rimasta dal 3 novembre al 5 gennaio, ottenendo notevole successo. L'unica tappa europea è quella allestita all'Estorick Collection di Londra, in programma fino al 13 aprile.
Il filo conduttore dell'esposizione è la rappresentazione dell’eroina mitologica Arianna, figlia di Minosse, re di Creta, nell’opera di Giorgio de Chirico (Volos 1888-Roma 1978 ), attraverso diciotto dipinti e una serie di disegni e sculture eseguiti durante tutto il corso della sua carriera. Secondo il mito, il principe Teseo, figlio di Egeo re di Atene, libera la città dal suo tributo nei confronti di Minosse che pretendeva periodicamente sette giovanetti e sette fanciulle per essere dati in pasto al Minotauro nascosto nel labirinto di Cnosso. Teseo riesce a trovare l’uscita della tana del mostro dipanando una matassa di filo d’oro che Arianna gli ha consegnato all’entrata e, una volta in salvo, promette di sposare la principessa. Nel viaggio di ritorno, Arianna viene invece abbandonata sull’isola di Naxos e salvata da Dioniso che la sposa e la porta sull’Olimpo. De Chirico si ispira alla figura della fanciulla abbandonata, simbolo dell'esilio e della perdita, fin dai suoi primi lavori, nel periodo di grande solitudine che trascorre a Parigi (1911-1915), proseguendo poi durante gli anni Trenta fino ai Sessanta. L'inquietante figura di Arianna ricorre nell'atmosfera magica ed enigmatica delle tele di De Chirico, nelle scene urbane prive di vita, in cui fa da padrone il silenzio più assoluto e la luce, irreale, colora gli oggetti e il cielo di tinte innaturali. Del primo periodo risalgono otto dipinti in cui Arianna ha le sembianze di una statua ritratta in piazze assolate, come la celebre Melanconia, del 1912, prototipo ripreso da una copia romana conservata al Vaticano, mentre del secondo fanno parte, tra gli altri, i dipinti della serie delle Piazze d'Italia, quando il filo della matassa d’oro diventa per l’artista metafora dello strumento di ricerca di conoscenza e perfezione in pittura. Il catalogo, pubblicato dal Philadelphia Musem, insieme a Merrell Publishers Ltd., esplora il significato letterario, artistico e filosofico del mito e include un importante saggio di Max Ernst che, insieme a Salvador Dalí e René Magritte, ha riconosciuto il proprio debito verso l'universo artistico di De Chirico.

Giorgio de Chirico, Autoritratto, 1922
Toledo, Ohio, The Toledo Museum of Art