PROLOGO

Ma non si è soli,perché,se hai amato davvero con felicità e senza tragedie,lei ti ama sempre.

Chiunque lei ami adesso,o dovunque sia, ti ama sempre di più. Così se hai amato qualche donna o qualche paese ti puoi ritenere fortunato,perché,se anche muori,non ha importanza.

Ernest Hemingway

 

In quel paese la terra aveva il colore delle spezie e l’aria il loro profumo.Le montagne erano rosse come paprika piccante,rossi i villaggi di fango arroccati tra le rocce,rossa la pelle degli abitanti.

Le contadine berbere si potevano distinguere solo per gli specchietti che luccicavano al sole dai loro scialli neri mentre scendevano per la collina con immense fascine in bilico sul capo ; gli uomini nella loro djellaba, a dorso di mulo ai margini della strada,erano mimetici come i camaleonti che le loro mogli avevano fatto bollire sulla soglia di casa la prima notte di nozze;i bambini erano rossi perché si rotolavano nei campi e le bambine avevano i capelli rossi per l’hennè che le loro madri usavano per tingersi mani e piedi con disegni simbolici,rappresentazione concreta di una lingua senza alfabeto.Anche le pecore offrivano lana rossa e con questa si tessevano tappeti che con le loro geometrie raccontavano storie d’amore berbero. Ma nelle città tutto era giallo come la curcuma della salsa che si mangiava con il cuscus.Le mura delle ksbah sembravano impastate con lo zafferano e gli uomini con i baffi,seduti in fila nei caffè lungo i boulevard della Ville Nouvelle,avevano visi color cannella.

Nei tramonti infuocati,quando il rosso della paprika e del curry si scioglieva con il giallo della curcuma, piovevano dal cielo aranciati pistilli di zafferano,e le donne,nascoste dai veli,correvano a raccoglierli per farne filtri d’amore.

E finalmente all’alba c’era qualcosa che biancheggiava sulle mura di zafferano e più tardi si stagliava contro il blu indaco del cielo africano:era la sagoma candida delle cicogne.