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DA ITALIANPAINTERS:

MiArt 2003

Si è aperto oggi, venerdì 9 maggio, l’evento tanto atteso dal mondo artistico – addetto ai lavori e non – milanese, giunto ormai alla sua ottava edizione: il MiArt.

Quest’anno ci viene però riservata una piacevole sorpresa: compare infatti un programma di conferenze e incontri che sembra voler aprire un evento dalla mission dichiaratamente commerciale anche alla dimensione del dibattito e della conferenza, con una serie di appuntamenti forse un po’ scollegati tra loro ma sicuramente molto interessanti.

L’iniziativa si è aperta con l’intervento di una personalità molto in vista in questo momento, sia per i suoi numerosi impegni nel mondo dell’arte contemporanea, che per la sua direzione alla prossima 50° Esposizione Internazionale della Biennale di Venezia: Francesco Bonami.

La conferenza dal titolo: "Sogni e conflitti. La dittatura dello spettatore" verte infatti sulla Biennale ventura, e ciò che inizialmente sembra porsi come un’affermazione a metà strada tra l’accusa e la provocazione si rivela essere in realtà una difesa del pubblico: escludendo lo spettatore dalla dimensione dell’odience, se ne vuole recuperare il rapporto reale e diretto con l’opera d’arte, riportando cioè lo spettatore ad una posizione di forza, ovvero dittatoriale, nei confronti dell’Arte.

Il sottotitolo, "La grande Mostra e l’inizio del XXI secolo", pone l’accento sul finire di un’epoca in cui, secondo Bonami, la figura del curatore si è dovuta muovere in uno scenario sempre più globalizzato, trasformandosi così nella figura di "curatore unico", regista e responsabile di quella che a Venezia è sempre più una Grande Mostra.

Volendo dunque muoversi in una direzione opposta a quest’ultima tendenza, Bonami ha deciso di chiamare al suo fianco otto curatori (ma in realtà – ci dice – potrebbero essere nove) che svilupperanno, pur all’interno di una consultazione di gruppo, altrettanti progetti completamente autonomi all’interno della Biennale stessa.

Questo significherà ovviamente avere contemporaneamente diversi approcci progettuali, dati dalle diverse esperienze che i curatori stessi (tra cui Gabriel Orozco) hanno alle spalle, approcci spesso caratterizzati, secondo Bonami, da diverse gamme emotive nella presentazione dell’arte, sviluppando continui passaggi tra mostre dal linguaggio più "secco"e "preciso" ad altre più "passionali".

Il risultato dovrebbe essere così una mostra leggibile come una sorta di antologia, da leggersi cioè in modo semplice, per capitoli, ed essere allo stesso tempo una Biennale più ampia.

Interessante spunto dunque, che ha sapore quasi di avvicinamento verso il pubblico, nell’offrire una sorta di "mappatura" curatoriale che, chissà, potrebbe rivelarsi un’ottima idea per l’orientamento delle folle all’interno della Grande Mostra.

La scommessa è dunque quella di puntare sui diversi punti di vista dei curatori, scostandosi dal solo punto di vista del curatore unico, sfruttando così un più vasto ventaglio propositivo che si spera possa essere letto anche dal pubblico.

Per quanto riguarda Bonami stesso, egli si è definito curatore di "due mostre e mezzo", ovvero di due mostre come unico curatore – "Clandestini" e "Pittura/Painting.Dal 1964 al 2003"- e co-curatore per "L’Italia.Rivoluzioni".

Quest’ultima sarà allestita nei Giardini e si aprirà con l’opera di Emmons "Pregare per la sicurezza", dove la tensione che si legge tra una dimensione spirituale ed una quotidiana, ben si riallaccia a quella che è l’idea sottesa alla mostra: il tentativo di raggiungere una sincronia tra l’arte, le nostre idee, e la nostra realtà, il quotidiano.

Il lavoro del curatore, per Bonami, persegue proprio questo obiettivo, molto difficile da raggiungere, tanto che il curatore stesso si dice convinto di arrivare in ritardo, all’apertura della Biennale, rispetto ai risultati che si stanno raggiungendo ora… dunque un perenne ritardo nell’esporre la nostra realtà sulla realtà stessa.

Sembra così essere più facile il suo compito nel curare la mostra "Pittura/Painting" che, come si desume dal titolo stesso, tenta una sorta di riepilogo dell’arte compresa tra il 1964 e il coevo 2003.

Perché partire proprio dal 1964? Perché in questa data Rauschenberg vinse il Gran premio per la pittura, primo artista americano ad aggiudicarsi questo importante e prestigioso premio nella storia della manifestazione.

Il nostro occhio è così diventato, nell’opera dell’artista, la finestra dalla quale il mondo entra in noi, al contrario di un rapporto artista-realtà in cui l’occhio era finestra "sul" mondo.

Le critiche e le polemiche che infuriarono un po’ ovunque in Europa non impedirono all’arte americana di passare in vantaggio sull’arte europea, a fronte di realtà nazionali spesso un po’ attardate rispetto alle proposte americane.

L’esposizione dunque porterà in scena questa evoluzione del linguaggio e – implicitamente - delle gerarchie artistiche, attraverso 45 opere di altrettanti autori ritenuti significativi al riguardo.

Rappresentativo del 2003 un lavoro di Murakami, artista che ha portato, con la sua arte, una rivoluzione all’interno del quadro, e che Bonami assimila alla rivoluzione portata nel mondo dell’arte da Rauschenberg stesso qualche decennio prima: il cerchio sembra dunque chiudersi.

"Clandestini" presenterà invece i lavori di 28 giovani artisti ancora poco noti al grande pubblico.

Il titolo, spiega Bonami, non vuole riferirsi in modo troppo stretto alla realtà, soprattutto a certa cronaca, ma allude ad una dimensione di estraneità di questi artisti ai temi che sono stati principalmente indagati nelle mostre di questi ultimi anni.

Muovendosi in direzioni diverse e in qualche modo "sotterranee" questi artisti hanno attraversato con i loro lavori questi ultimi anni "clandestinamente", uscendo ora allo scoperto in questa mostra dalle interessanti premesse.

La riflessione personale diventa così un potenziale strumento per la comprensione di differenze e individualità che senza dubbio esistono tra le diverse nazioni, e che in alcuni casi sono presenti anche all’interno di uno stesso Paese a livello di conflitto di identità (e a questo proposito è stato citato Israele), visibili anche attraverso la semplice presentazione del proprio lavoro da parte di una nazione.

Anche ad un altro problema organizzativo, certamente non nuovo all’attenzione dei curatori della Biennale, Bonami ha risposto con originalità: all’interno del Padiglione Italia, problematico per quanto riguarda la modalità d’esposizione degli artisti italiani, verrà inserito un padiglione effimero all’interno del quale verranno presentati 5 giovani artisti invitati dall’altrettanto giovane curatore Massimiliano Gioni, Direttore Artistico fresco di nomina alla Fondazione Nicola Trussardi.

Per quanto riguarda invece i singoli Padiglioni Nazionali, come ben si sa, l’allestimento e le scelte espositive saranno come sempre dovute ai relativi curatori: in questo modo si viene a creare una tensione tra il sogno di una mostra universale, soprattutto in tempi di "villaggio globale" sempre più esteso, e il conflitto tra le diversità dei diversi Paesi partecipanti, e di riflesso dunque dei diversi padiglioni.

Non si può però negare, per Bonami, che pur tra le necessarie differenze sembra spesso che la Biennale, e l’Arte in generale, parli sempre di più ad un pubblico avvertito come Universale.

A questo proposito il curatore ha sottolineato ancora una volta il clima di globalizzazione in cui ci si trova ad operare, individuando per contrasto il profilarsi di un’era dominata da una forte necessità quasi di romanticismo dell’individuo e di una più intima riflessione sulla realtà che ci circonda.

Questa prossima Biennale viene così definita dal suo stesso creatore come una mostra "pagana", che prende atto delle conflittualità presenti nel mondo ma che, nello stesso tempo, si dichiara incapace di risolverle.

Sogni e Conflitti, dunque, apriranno a quanto sembra la cinquantesima edizione della mostra veneziana; interrogato a proposito, Bonami ha dichiarato (non senza una punta di ironia): "sogno di ogni artista è di essere il migliore, conflitto il non esserlo".

Saramicol Viscardi


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